Traumatologia e prevenzione: "I CRAMPI MUSCOLARI NEGLI SPORTIVI" - Cause, rimedi & prevenzione - di Claudio Zimaglia - Settembre 2021

06.11.2021

Il crampo muscolare associato all'esercizio fisico (exercise- associated muscle cramp, EAMC) è una delle condizioni più comuni a cui gli atleti possono andare incontro durante o immediatamente dopo la prestazione sportiva e che richiede cu­ re mediche.

Nonostante le ricerche scientifiche abbiano cercato di com­ prendere il meccanismo fisiologico alla base dei crampi, condi­ zione dolorosa comune degli spasmi, l'eziologia non è ancora del tutto chiara. Questa tipologia di crampo si presenta con una modalità localizzata e acuta e può essere identificata negli sportivi come una sindrome prodromica, caratterizzata cioè da una manifestazione clinica non specifica che determina una contrazione muscolare anomala involontaria, a insorgenza im­ provvisa, seguita da dolore muscolare e da affaticamento nelle regioni colpite1. I segni clinici includono una forte contrazio- ne muscolare con dolore molto accentuato e fascicolazioni visibili sul ventre muscolare. Clinicamente, l'EAMC può essere riconosciuto da contrazioni palpabili visibili in un segmento muscolare, dolore acuto, rigidità e indolenzimento persi­ stenti della durata di due­tre giorni. Un importante fattore di­ stintivo dei crampi da sforzo riguarda la posizione e il numero dei gruppi muscolari interessati2; in molti casi, i crampi si veri­ ficano tipicamente nella muscolatura delle regioni dei muscoli biarticolari: muscoli gastrocnemio, posteriori della coscia e quadricipite3.

Cause

Sebbene vi siano prove che in alcuni casi i crampi dovuti allo sforzo fisico possano essere associati a disturbi dell'equilibrio idrico e salino o a un'attività anormale sostenuta del riflesso spi­ nale secondario all'affaticamento dei muscoli colpiti4, le cause e le cure rimangono incerte (tabella 1). Allo stato attuale, le ricer­ che scientifiche e la letteratura sembrano concentrarsi su due principali cause che possono favorire l'insorgere dei crampi:

• meccanismoneuromuscolare;
• meccanismodidisidratazioneodeplezionedeglielettroliti.

L'analisi della letteratura più recente indica che l'ipotesi neu­ romuscolare prevale sull'ipotesi iniziale della disidratazione come evento scatenante di crampi muscolari: sembra esserci un coinvolgimento spinale piuttosto che un'eccitazione periferi­ ca dei motoneuroni5.

Elettromiograficamente, i crampi muscolari sono caratteriz­ zati dall'attivazione ripetitiva dei normali potenziali d'azione delle unità motorie e si verificano durante o immediatamente dopo l'esercizio. In un atleta possono essere un sintomo di dif­ ferenti problematiche che richiedono un ulteriore approfondi­ mento clinico e strumentale per determinarne il corretto ap­proccio al trattamento. Tuttavia, prove sempre più con­ vincenti suggeriscono che i crampi si verifichino con una contrazione muscolare sostenuta e ripetitiva che si tradu­ce in affaticamento.

Crampi da calore?

Dal 1900 a oggi, il mondo scientifico ha ritrattato più volte l'ipotesi originaria dei crampi da calore: i crampi nello sportivo sono stati per lungo tempo attribuiti a un problema di eccessiva perdita di sodio tramite il sudore insieme alla disidratazione. La definizione di crampi da calore è un termine improprio, in quanto il calore in sé e per sé non causa crampi7. L'aumento della temperatu­

ra può essere un fattore estrinseco che favorisce le pos­ sibilità di avere dei crampi, poiché il calore può far lavo­ rare il corpo di più e affaticare i muscoli più velocemen­ te del normale.

Fattori di rischio

L'evidenza scientifica si basa sulla valutazione degli studi utilizzando criteri di medicina ben consolidati8. Se­ condo risultati della ricerca, i più importanti fattori di ri­ schio intrinseci per l'EAMC negli atleti sono una prece- dente storia di crampi notturni o durante lo sforzo fi- sico e durante l'esecuzione di una prestazione sportiva con un'intensità o durata maggiore rispetto all'allenamen­ to normale.

Vi è una forte evidenza che né la disidratazione né i cambiamenti nelle concentrazioni di elettroliti del siero sono fattori di rischio per l'EAMC. Inoltre, è stato osser­ vato come un atleta incline ad avere crampi abbia elevate possibilità di lesioni o infortuni ai legamenti e ai tendini. È chiaro che, a causa della mancanza di studi ben condot­ ti, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se i fattori di rischio postulati siano effettivamente correlati allo sviluppo di crampi.

Affaticamento muscolare

Il sovraccarico muscolare e l'affaticamento genera­ no un disequilibrio della spinta eccitatoria da parte dei fusi neuromuscolari e della spinta inibitoria al motoneu­ rone α. Gli atleti che hanno subìto un precedente infortu­ nio e stanno tornando alle competizioni sono inclini all'affaticamento muscolare precoce e suscettibili ai crampi. Altri fattori che dovrebbero essere notati da un preparatore atletico e da un fisioterapista sono il gesto tec­ nico dell'atleta, gli esercizi di riscaldamento e le condizio­ ni meteorologiche. Un gesto tecnico con un pattern di movimento disfunzionale o un riscaldamento inadeguato possono causare disequilibri muscolari e aumentare la su­ scettibilità all'EAMC10. Il livello d'allenamento non suffi­ ciente è abbinato a un elevato livello di fatica.

La fatica muscolare distrettuale è, quindi, responsabile dell'aumentata afferenza del fuso neuromuscolare e della diminuzione dell'attività afferente agli organi tendinei di Golgi (GTO). I muscoli biarticolari che attraversano due articolazioni possono essere posizionati più facilmente in accorciamento durante l'esercizio e, quindi, diminuireb­ bero l'attività afferente del GTO. Un'attività riflessa anor­ male sostenuta nel tempo spiegherebbe l'aumento dell'at­ tività elettromiografica inerente agli attacchi acuti di crampi3 (figura 1). Inoltre, l'esaurimento delle riserve

energetiche, con conseguente riduzione delle scorte di ATP (adenosina trifosfato) e CP (fosfocreatina), determi­ na un debito alattacido che impedisce al muscolo di con­ tinuare a contrarsi.

Le altre cause sono da ricercarsi nelle alterazioni dell'e­ quilibrio idrico ed elettrolitico dovute alla perdita di ac­ qua e, in misura minore, di elettroliti (sodio, cloro, potas­ sio e magnesio) con la sudorazione, che sono elementi indispensabili alla contrazione muscolare e al manteni­ mento dell'integrità delle membrane cellulari. Inoltre, va considerato che con lo sforzo fisico le cellule muscolari

eaumentano la produzione di energia con conseguente aumento della temperatura corporea. Si determina così un eccesso di calore che rappresenta un fattore limitante per la prestazione sportiva. Il corpo mette in atto alcuni meccanismi di controbilanciamento utili a ripristinare e a mantenere la giusta temperatura corporea entro i limiti fisiologici naturali11, quali:

traspirazione, mediante l'evaporazione del sudore che risulta essere responsabile di circa il 35% delle perdite to­ tali di calore;
irradiazione termica causata dalla differenza di tem­peratura tra la superficie corporea rispetto gli oggetti cir­ costanti;

conduzione, dove si ha una trasmissione di calore dalle aree con temperatura maggiore a quelle con temperatura minore;

convezione, determinata dallo scambio dei fluidi, che con il loro movimento possono determinare un aumento della temperatura oltre che al fenomeno della velocità con la quale l'aria in prossimità della superficie corporea viene scambiata;

ventilazione polmonare, dove il 10% delle perdite to­ tali di calore è dovuta all'espirazione.

Nelle attività sportive di lunga durata e alta intensità si può avere un esaurimento delle scorte di glicogeno e un conseguente calo dell'efficienza muscolare. Per gli eserci­ zi di intensità superiore alla soglia anaerobica, uno dei meccanismi responsabili della fatica è quello legato al pro­ gressivo accumulo di acido lattico. L'acido lattico, quando è presente in eccesso, diminuisce il pH dei liquidi intracel­ lulari fino a valori così bassi da interferire con la contra­ zione muscolare, riducendo inoltre la riserva alcalina, cioè il sistema di difesa dell'organismo contro l'acidosi metabolica. Il dolore muscolare è uno dei segnali più ca­ ratteristici della fatica acuta. L'acidosi metabolica rappre­ senta un accumulo di acidi nell'organismo che non viene compensato in maniera corretta dalle sostanze basiche. Il risultato di questo disequilibrio acido/base porta a un'e­ vidente riduzione del valore del pH che nel tempo può creare problemi di salute, quali crampi muscolari, dolori articolari, ritenzione idrica e inappetenza. La terapia più comunemente consigliata prevede di infondere per via endovenosa soluzioni alcalinizzanti con l'obiettivo di ri­ pristinare l'equilibrio acido/base. L'acidosi metabolica è presente in quegli atleti che sono rimasti a digiuno per un lungo periodo di tempo o che seguono una dieta partico­ larmente povera di carboidrati.

Occorre, quindi, cercare di prevenire certe situazioni a rischio, avendo a disposizione una maggiore quantità di glicogeno, che risulterà essere utile in tutti quegli sport di durata nei quali vi è una forte riduzione delle riserve mu­ scolari. A parità di ossigeno consumato il glucosio, deri­ vante dal glicogeno, è infatti in grado di produrre una quantità di energia superiore rispetto agli acidi grassi.

Natura multifattoriale

Nel 1997, Schwellnus9 ha proposto una nuova spiega­ zione dell'EAMC come risultato del controllo neuro- muscolare alterato secondario allo sviluppo dell'affati­ camento muscolare e della mancanza di prove a supporto delle ipotesi tradizionali. La proposta iniziale suggeriva che il crampo fosse causato da un'attività anormale soste­ nuta del riflesso spinale con affaticamento muscolare re­ sponsabile dell'aumentata afferenza del fuso neuromu­ scolare e della diminuzione dell'attività afferente dell'or­ gano tendineo di Golgi, con conseguente aumento del­ l'attivazione muscolare e mancanza di inibizione. Propo­ ste più recenti di Schwellnus et al.1 sono ancora incentrate su questo concetto di controllo neuromuscolare alterato, ma riconoscono i molti fattori che possono mettere un atleta a rischio, quali i fattori ambientali, la perdita di sali minerali, la maggiore intensità dell'esercizio e la predispo­ sizione genetica.

Gli studi si orientano prevalentemente in tre direzioni in relazione alle problematiche dei crampi dovuti all'eser­ cizio fisico4:
• riassumere le prove relative all'eziologia dell'EAMC;
• descrivere i fattori di rischio e i possibili meccanismi fisiologici associati all'affaticamento neuromuscolare e all'EAMC;
• riportare le prove attuali relative alla prevenzione e al trattamento dell'EAMC.

Le prove disponibili indicano che i crampi da sforzo sono di natura multifattoriale e derivano da un disequili­ brio tra la spinta eccitatoria data dai fusi neuromuscolari e la spinta inibitoria data dai GTO ai motoneuroni α piutto­ sto che dalla disidratazione o dai deficit elettrolitici. Poi­ ché la disidratazione e l'esaurimento degli elettroliti sono anomalie sistemiche, non è chiaro come questi cambia­ menti possano provocare sintomi locali, come i crampi, ai gruppi muscolari che lavorano. Inoltre, le ipotesi di deple­ zione elettrolitica e disidratazione non offrono meccani­ smi fisiopatologici plausibili con prove scientifiche di supporto che potrebbero spiegare adeguatamente la pre­ sentazione clinica e la gestione dell'EAMC. Le prove scientifiche supportano l'eziologia neuromuscolare con un focus sull'affaticamento muscolare; queste prove si basano su studi di ricerca su modelli umani, studi epide­ miologici su atleti con crampi e dati sperimentali su ani­ mali13.

In uno studio recente, i dati elettromiografici (EMG) ottenuti dai corridori durante l'EAMC hanno rivelato che l'attività di base è aumentata (tra spasmi di crampi) e che una riduzione dell'attività EMG è correlata con il recupe­ ro clinico. In accordo con questi studi e con questi risulta­ ti, il trattamento di maggior successo per un attacco acuto di EAMC è lo stretching, mentre i metodi di buon auspicio di prevenzione includono gli sforzi che ritardano la fatica indotta dall'esercizio fisico14.

Inoltre, durante l'EAMC acuto, l'attività EMG è eleva­ ta e lo stretching passivo è efficace nel ridurla: questo al­levia il crampo, probabilmente invocando il riflesso di stiramento inverso. In due studi su animali12, è stata os­ servata un'attività riflessa anormale del fuso muscolare (aumento dell'attività) e del GTO (ridotta attività) nel muscolo affaticato.

Meccanismo di deplezione degli elettroliti

Per quel che riguarda invece la teoria sullo squilibrio di liquidi ed elettroliti, questa era stata inizialmente propo­ sta per spiegare i crampi che si verificavano nei lavoratori delle miniere di carbone all'inizio del Ventesimo secolo, dove si registravano alti tassi di perdita di sudore in condi­ zioni di ambiente caldo­umido15: un sondaggio condotto tra i preparatori atletici certificati ha rilevato che ancora oggi ritengono che la disidratazione e la perdita di elettro­ liti siano i fattori causali alla base dei crampi muscolari associati all'esercizio fisico nei loro atleti, nonostante le prove più recenti indichino un'origine nel controllo neu­ romuscolare alterato.

È stato ipotizzato che il deficit elettrolitico si possa tra­ durre in uno spostamento del liquido interstiziale nello spazio intravascolare, portando le giunzioni neuromusco­ lari a diventare ipereccitabili per deformazione meccanica e con una maggiore esposizione agli elettroliti extracellu­ lari eccitatori e ai neurotrasmettitori, con conseguente scarica spontanea. Non è chiaro come un deficit di elet­ troliti possa essere in grado di provocare crampi localizza­ ti principalmente nella muscolatura del polpaccio o della parte inferiore della gamba rispetto ai crampi generalizza­ ti, o come lo stretching statico passivo sia in grado di risol­ verli, se questa fosse l'eziologia primaria.

Gli studi a sostegno della teoria della disidratazione e della perdita di elettroliti sono stati supportati più recente­ mente da studi di casi, principalmente osservazionali, e da studi clinici. Queste proposte suggeriscono che l'EAMC sia secondario a un deficit di sodio in cui i livelli di elettro­ liti del sudore superano notevolmente l'assunzione di un atleta16.

Le prove a favore di un ruolo per la disidratazione pro­ vengono in gran parte dalle cartelle cliniche, sebbene sia­ no supportate da una sperimentazione di intervento su larga scala e da prove sul campo che coinvolgono un pic­ colo numero di atleti. I crampi sono notoriamente impre­ vedibili, rendendo difficili gli studi di laboratorio, ma mo­ delli sperimentali che comportano stimolazione elettrica o intense contrazioni volontarie di piccoli muscoli tenuti in una posizione accorciata possono indurre crampi in molti individui. Questi studi dimostrano che la disidrata­ zione non ha alcun effetto sulla frequenza di stimolazione richiesta per iniziare i crampi e confermano un ruolo per i percorsi spinali, ma la loro rilevanza per i crampi sponta­ nei che si verificano durante l'esercizio è discutibile12.

Nonostante la mancanza di prove in studi recenti, gli atleti dovrebbero comunque mantenere adeguati livelli di idratazione e di elettroliti per ridurre la suscettibilità ai crampi durante la prestazione sportiva2: dovrebbero bere almeno un litro di acqua o di bevanda sportiva un'o- ra prima della competizione per consentire l'assorbi­ mento dei liquidi e la disponibilità nel corpo. In atleti con alti tassi di sudorazione ed elevate perdite di sodio, alcuni studi hanno dimostrato un sollievo sistematico dai crampi quando viene aggiunta una quantità di sodio alla loro bevanda.

Insieme a una corretta idratazione, gli atleti dovrebbe­ ro anche mantenere una dieta equilibrata, inclusa una quantità adeguata di carboidrati per evitare l'affaticamen­ to, aumentando in maniera proporzionata le riserve di glicogeno. La quantità di carboidrati e proteine assun- ta per uno sportivo deve essere regolata in base al di- spendio energetico stimato, derivante dall'intensità e dalla durata del gioco. È ragionevole considerare la valuta­ zione del tasso di sudorazione e della perdita di elettroliti durante il gioco in quegli atleti che soffrono di crampi ri­ correnti o crampi muscolari sistemici; la ricostituzione di queste perdite si è dimostrata efficace in studi di casi e letteratura non pubblicata17.

Strategie: come si trattano i crampi?

Esiste una lunga storia di rimedi popolari per il tratta­ mento o la prevenzione dei crampi; alcuni possono ridur­ re la probabilità di alcune forme di crampi e ridurne l'in­ tensità e la durata, ma nessuno è realmente efficace. Sem­ bra probabile che ci siano diversi tipi di crampi con diffe­ renti cause di insorgenza: in tal caso, è improbabile che la ricerca di un'unica strategia di prevenzione o trattamento abbia successo.

Le strategie di trattamento e prevenzione per EAMC includono: esercizi correttivi, stretching, integratori ali­ mentari e massoterapia, induzione di crampi elettrici, ki- nesiotaping e indumenti compressivi, idratazione elettro­ litica, succo di sottaceto, strategie di iperventilazione. Sebbene la massoterapia sia certamente una strategia di gestione dell'EAMC plausibile, non esistono prove con­ clusive che dimostrino l'efficacia nel prevenire l'insorgen­ za dei crampi in un atleta. Quando si cerca un piano di trattamento efficace per l'EAMC, non esiste un'unica strategia che funzioni per tutti gli individui. La mancanza di una causa precisa di eziologia e le prove da diverse teo­ rie proposte suggeriscono un approccio multifattoriale nel trattamento18.

Nella letteratura più recente relativa a EAMC si racco­ manda che le strategie di prevenzione si concentrino sullaprevenzione dell'affaticamento muscolare prematu- ro. L'affaticamento muscolare insorge dopo uno sforzo fisico eccessivo o un allenamento a cui non si è abituati e provoca dolori muscolari diffusi nei distretti sollecitati. Questi dolori vengono chiamati indolenzimenti musco- lari a insorgenza ritardata (delayed onset muscle soreness, DOMS). Diversi studi dimostrano che lo stretching pas- sivo della muscolatura interessata allevia efficacemente l'EAMC sia nell'uomo sia negli studi di laboratorio. No­ nostante le prove che dimostrano che lo stretching è il trat­tamento di scelta durante i crampi, non è stato dimostrato che abbia un effetto preventivo per ridurre le possibilità future di crampi con l'attività.

All'inizio dei sintomi per l'EAMC acuto, la soluzione più rapida ed efficace per alleviare i crampi è lo stretching passivo della regione interessata per ridurre l'attività di base elevata e il riflesso di stiramento inverso. Sebbene lo stretching passivo non provochi la cessazione immediata dei crampi acuti, è stato dimostrato che diminuisce l'atti­ vità elettromiografica in 20­30 secondi e fornisce un sol­ lievo sintomatico1.

Nonostante la mancanza di prove dirette, mantenere l'idratazione e livelli di elettroliti adeguati è una buona strategia di prevenzione per gli atleti a rischio di crampi15. Gli operatori sanitari dovrebbero monitorare le perdite di liquidi di ogni atleta e raccomandare l'integrazione du­ rante e dopo l'esercizio. Sia la National Athletic Trainers' Association sia l'American College of Sports Medicine racco­ mandano un volume di fluidi che consenta una riduzione del peso corporeo inferiore al 2%. Il monitoraggio del pe­ so corporeo di un atleta è un metodo semplice per garan­ tire un adeguato ricambio di liquidi e individualizza il fabbisogno di ogni atleta19.

È stato osservato che strategie motorie preprogramma­ te apprese durante l'addestramento pliometrico supporti­ no fortemente il ruolo delle strategie di attivazione della muscolatura atta a migliorare la stabilità articolare funzio­ nale negli arti inferiori per il contenimento dinamico e il controllo del loro allineamento durante il contatto con il suolo. Gli esercizi pliometrici dovrebbero essere incor­ porati nei regimi di allenamento degli atleti perché posso­ no ridurre il rischio di lesioni muscolari e di insorgenza dei crampi. È stato notato che l'allenamento pliometrico migliora il controllo neuromuscolare e ritarda l'affatica­ mento neuromuscolare attraverso la sua natura esplosiva inducendo eventualmente adattamenti neurali benefici alle fibre muscolari e ai recettori di attivazione dei GTO20 (figura 5).

Nutrizione ed equilibrio elettrolitico

Supponendo che esista una relazione tra disidratazio­ ne/disequilibrio elettrolitico e crampi associati all'eserci­ zio fisico, la National Athletic Trainers' Association racco­ manda che gli atleti inclini a crampi muscolari aggiungano da 0,3 a 0,7 g/L di sale alle loro bevande per prevenirne l'insorgenza21. Si noti che i liquidi e gli elettroliti non ven­ gono assorbiti immediatamente dopo l'ingestione; i fluidi ipotonici richiedono almeno tredici minuti per essere as­ sorbiti nel sistema circolatorio22. Sembra che l'infusione endovenosa di fluidi sia in grado di ridurre questo ritardo ed è per questo motivo che in alcuni casi viene utilizzato come metodo di prevenzione per aiutare gli atleti soggetti a crampi. Una nota da ricordare è che gli alcolici favorisco­ no la disidratazione e la perdita di sali minerali con le urine.

Elettroliti

È utile menzionare l'importanza del magnesio, del po­ tassio e del calcio.

Il magnesio (Mg) partecipa al processo del metaboli­ smo energetico e coadiuva il mantenimento della norma­ le contrazione e del rilassamento muscolare. La perfor- mance muscolare è positivamente associata ai livelli sierici di Mg negli atleti maschi. Studi hanno dimostrato che la carenza di Mg può portare alla distorsione della funzione neuromuscolare, suggerendo una possibile associazione tra Mg e crampi muscolari. Il beneficio della supplemen­ tazione di Mg nel far regredire i crampi è stato osservato nelle donne in gravidanza. Tuttavia, mancano prove in relazione ai crampi muscolari associati all'esercizio.

Il potassio (K) appartiene alla categoria dei sali mine­ rali. All'interno dell'organismo il potassio è coinvolto in diversi fenomeni: partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco, contribuisce alla re­ golazione dell'equilibrio dei fluidi e regola l'eccitabilità neuromuscolare. La carenza di potassio è considerata un evento altamente improbabile. Le sue conseguenze sono debolezza muscolare, crampi, astenia, stanchezza.

Nonostante molti atleti mangino banane per il loro contenuto di potassio nel tentativo di prevenire o fermare i crampi, gli studi non sono riusciti a dimostrare che l'ipo­ potassiemia è associata ai crampi o che i livelli di potassio cambiano nel sangue abbastanza rapidamente dopo l'in­ gestione per fermare l'EAMC.

Il calcio è uno degli elettroliti dell'organismo. La mag­ gior parte del calcio contenuto nell'organismo viene im­ magazzinata nelle ossa, ma una parte circola nel sangue. Il 40% del calcio si lega alle proteine del sangue, principal­ mente con l'albumina, per divenire una riserva per le cel­ lule, senza avere però funzioni attive nell'organismo. Solo il calcio non legato influenza le funzioni dell'organismo. L'ipocalcemia si può presentare solo quando il livello di calcio non legato è basso. Il calcio non legato presenta una carica elettrica di tipo ionico e per questo viene chiamato anche calcio ionizzato. I livelli di calcio molto bassi posso­ no causare formicolio, crampi e spasmi muscolari.

Miller et al.2 hanno dimostrato che piccoli boli di suc- co di sottaceto alleviavano i crampi muscolari indotti elettricamente il 45% più velocemente rispetto a quando veniva consumata acqua deionizzata. Se tollerabile, si pos­sono prendere in considerazione sostanze aggiuntive per un rapido sollievo dai crampi, come il succo di sottaceto (acido acetico), che si è ipotizzato essere in grado di altera­ re i chemocettori nell'orofaringe senza agire effettivamen­ te attraverso l'assorbimento nel flusso sanguigno per alte­ rare gli elettroliti.

Esempio di esercizio pliometrico.

Un'ultima analisi meritano i canali TRP: questi canali hanno proprietàà normative, biofisiche e farmacologiche molto complesse; in particolare, i canali ionici TRP rego­ lano il flusso ionico e sono coinvolti in molti processi ter­ moregolatori. Recenti indagini sull'ingestione di estratti alimentari come zenzero, peperoni, wasabi e cannella pos­ sono rappresentare potenziali opzioni di prevenzione o trattamento per EAMC attivando i canali del potenziale recettore transitorio (TRP) nella bocca, nell'esofago e nello stomaco. Le prove di un recente studio hanno dimo­ strato che con l'ingestione orale cannella, zenzero e cap­ saicina agiscono come agonisti del canale TRP, attenuan­ do i crampi muscolari grazie alla capacità di diminuire l'i­ pereccitabilità dei motoneuroni α.

EAMC: linee guida generali

  • Avere consapevolezza che i crampi da sforzo hanno più pro- babilità di insorgere se si va incontro a un affaticamento mu- scolare prematuro.

  • Avere consapevolezza che l'EAMC è più comune negli am- bienti caldi e umidi.

  • GliatletiarischiodiEAMCdovrebberosvolgerelaloroattivi- tà con minore intensità e con una durata più breve.

  • Gliatletidovrebberoesserebenpreparatifisicamenteperlo svolgimento della loro attività.

  • Gli atleti dovrebbero eseguire uno stretching regolare per i gruppi muscolari che sono inclini a subire i crampi.

  • Gli atleti dovrebbero avere un apporto nutrizionale ade- guato (in particolare di carboidrati) al fine di prevenire l'af- faticamento muscolare prematuro durante l'esercizio; potrebbe essere necessario consultare un dietologo a questo proposito.

• Assicurarsichegliatletisianopreparatiperlecondizioniam- bientali previste istruendoli su abbigliamento appropriato, alimentazione consigliata e adeguata idratazione prima del- le competizioni, specialmente in condizioni che possono accelerare l'affaticamento muscolare.

• Essere in grado di riconoscere i segni e i sintomi dell'EAMC e trattarli in modo appropriato secondo la situazione dell'atleta.

• Se un atleta sviluppa crampi muscolari ricorrenti e sistemici che sono refrattari agli interventi, prendere in considerazio- ne ulteriori esami per possibili altre cause.

• Essere in grado di riconoscere le differenze nella diagnosi, nel trattamento e nell'urgenza dei crampi muscolari sistemi- ci rispetto al colpo di calore.

Terapia manuale e fisioterapia

Fare allungamento muscolare si rivela una pratica otti­ ma per prevenire i crampi, soprattutto agli arti inferiori. Fare stretching muscolare durante il giorno o eseguire de­ gli allungamenti statici o dinamici prima della pratica sportiva o alla fine dell'allenamento permette di ridurre l'insorgenza dei crampi. Lo stretching passivo richiama l'attività afferente dal GTO, alleviando così i crampi e di­ minuendo l'attività EMG. Il fisioterapista/osteopata può dare consigli su come fare allungamento muscolare o esercizi di recupero postsforzo, come la cyclette, che pos­ sono aiutare a prevenire i crampi notturni e a recuperare per il giorno successivo.

La rigidità muscolare, gli esiti cicatriziali su vecchie le­ sioni muscolari, gli esiti di traumi distorsivi, la debolezza muscolare, la ridotta elasticità tessutale, le limitazioni di movimento delle articolazioni sono fattori che possono contribuire all'insorgenza del crampo nell'atleta.

La terapia manuale eseguita da un professionista spe­ cializzato nelle disfunzioni del sistema locomotore dell'at­ leta può aiutare a prevenire o risolvere le conseguenze dei campi. Tali tecniche si possono suddividere in:

• stretchingpassivo;

• mobilizzazioni articolari passive o attive delle articola­ zioni facenti parte della catena cinetica del distretto inte­ ressato;
• allungamenti miofasciali con tecniche di contrazione e rilasciamento;
• massaggio linfatico;
• massaggiotraversoprofondo;
• massaggiodirecuperoodecontratturante;
• terapiamanualemiofasciale;
• mobilizzazione della gabbia toracica e delle articolazio­ ni costovertebrali per la dinamica respiratoria;
• recupero funzionale del diaframma abbinato a esercizi di respirazione.

Gli esercizi eseguiti in contrazione di tipo eccentri- co, durante i quali il muscolo produce forza allungando­ si, possono migliorare l'efficienza muscolare. L'allena­ mento alla resistenza e alla forza espresso dall'esercizio eccentrico provoca un adattamento muscolare che mi­ gliora i livelli del picco della curva tensione/lunghezza, specialmente se si lavora vicini al limite del range di lun­ ghezza dell'unità muscolotendinea. La rigidità muscolo­ tendinea è definita come la quantità di tensione presen­ te nell'unità muscolotendinea ed è calcolata come il rapporto tra il picco di forza e la variazione di lunghezza della stessa unità. Il vantaggio dell'esercizio eccentrico è quello di agire sulla rigidità dell'unità.

Un altro aiuto può venire dagli esercizi di ventilazione respiratoria. I ricercatori hanno ipotizzato che l'ipoventi­ lazione con conseguente acidosi respiratoria possa essere un fattore che contribuisce ai crampi muscolari. Nello sta­ to di ipoventilazione si ha una respirazione incapace di fornire una quantità di ossigeno sufficiente ai polmoni, con difficoltà ad espellere quantitativi sufficienti di ani­ dride carbonica. Si ha una riduzione del livello di ossige­ no nel sangue e un conseguente eccesso di anidride car­ bonica. Studi di ricerca hanno evidenziato come l'ipoven­ tilazione e la conseguente acidosi respiratoria possano essere un fattore predisponente ai crampi, mentre gli eser­ cizi di iperventilazione possono aiutare a prevenire l'aci­ dosi respiratoria23.

Altri studi scientifici hanno evidenziato che atleti prati­ canti competizioni in bicicletta sofferenti di crampi bila­ terali del muscolo quadricipite hanno risolto il problema durante la gara con gli esercizi di iperventilazione.

In conclusione

La chiave per la prevenzione dell'EAMC acuto è pro- teggere il muscolo dal rischio di affaticamento prema- turo durante l'esercizio.

I crampi muscolari associati all'esercizio fisico sono probabilmente dovuti a diversi fattori (causa multifatto­ riale). La varietà di trattamenti e strategie di prevenzio­ ne per l'EAMC sono la prova dell'incertezza sulla loro causa. Il trattamento dell'EAMC acuto deve concen­ trarsi su un moderato allungamento statico del muscolo interessato seguito da una corretta anamnesi per deter­ minare eventuali condizioni predisponenti che potreb­ bero aver innescato l'insorgenza dell'EAMC. Sulla base dei risultati fisici, dovrebbero essere implementati pro­ grammi di prevenzione che includano strategie di equi­ librio di liquidi ed elettroliti e/o allenamento neuromu­ scolare.

Claudio Zimaglia

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Sport&Medicina • 3 • Luglio-Settembre 2021 43


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